Il Cavallo Alato e la Corazza del Vento 

cavallo cavallo

“Il Cavallo Alato e la Corazza del Vento” di Mario Cretì

 

 

L’opera di Mario Cretì, Il Cavallo Alato e la Corazza del Vento, apre una riflessione raffinata sul superamento dei limiti — fisici, spaziali e percettivi — e sulla possibilità di trasformare la pittura in un campo di forze.
Ogni elemento visivo diventa esperienza, ogni pennellata un atto di conoscenza.
Il superamento, in questo contesto, assume il valore di metamorfosi: la materia del mondo si ricompone in energia visiva.
La pittura diviene il punto d’incontro tra fisica e mito, tra gesto e pensiero, in cui il colore agisce come principio generativo capace di dare forma a ciò che ancora non esiste.
Il risultato è una lingua visiva che inventa il visibile con la precisione di una scoperta e la grazia di una rivelazione.


1. Dinamica e Ancoraggio Visivo: la Scia Termica

Davanti a questa tela, lo sguardo incontra un universo in movimento.
L’occhio segue una fuga in cui il cielo si spalanca al passaggio del cavallo, come se l’aria si aprisse per accoglierne il galoppo.
Le pennellate — arancio incandescente, viola di tramonto marziano, giallo di stelle in gestazione — raccontano la velocità e l’attrito, registrano la temperatura dell’istante.
L’artista raffigura l’impronta dell’energia, la traccia luminosa del moto.
Ogni linea, ogni curva della composizione conduce oltre la staticità della tela: la pittura diventa movimento puro, visione che genera spazio e luce.
In questa corsa cromatica, la forma si piega alla potenza del divenire e la materia si fa respiro.


2. Materia e Sinestesia: la Corazza come Paradosso

La “corazza” del titolo rivela una soluzione poetica alla questione del limite materiale.
L’essere che abita la tela è costruito di velocità e desiderio, e la sua protezione consiste nell’energia stessa che lo muove.
È un’armatura di vento, una seconda pelle intessuta di sogno lucido e di ritmo, che dissolve ogni confine tra cavallo e aria.
La criniera, o forse l’esplosione controllata del suono, si apre come un pentagramma di luce.
Ogni ciocca vibra come una nota, ogni movimento disegna un accordo.
L’intera composizione genera una sinestesia che coinvolge chi guarda: l’occhio ascolta, l’udito osserva, il corpo partecipa al battito della corsa.
La pittura diviene esperienza sensoriale completa, un linguaggio che unisce gesto, musica e respiro.


3. Dialogo con la Tradizione e Spazio Espanso

L’originalità di Cretì nasce dal suo rapporto fecondo con la tradizione pittorica.
Ogni regola appresa diventa trampolino, ogni convenzione si trasforma in possibilità.
Il trattamento dello spazio introduce una visione che sostituisce le coordinate prospettiche con traiettorie di forza.
Il cavallo vive in un presente assoluto, dove il tempo si dilata e la gravità assume la leggerezza del pensiero.
L’universo visivo che emerge segue logiche non euclidee: l’occhio cerca un punto di nascita anziché un punto di fuga, e ogni direzione si apre come una promessa di movimento.
In questo equilibrio sospeso, la pittura rivela il suo potere di reinventare la percezione, creando una realtà che si espande oltre la geometria.

Le ali rappresentano l’apice di questa ascensione.
Agiscono come antenne cosmiche, ricettori di frequenze invisibili che vibrano nella mente di chi osserva.
Sono costruite con la sostanza dei pensieri felici, con la leggerezza delle domeniche senza orari, e raccolgono nel loro disegno la vibrazione dell’universo.
Il volo diventa così l’espressione più alta della materia che si fa spirito, dell’energia che trova forma.


4. Il Colore come Respiro e Identità del Mondo

Il blu di fondo occupa la scena come un personaggio consapevole della propria presenza.
È un blu che conosce il mare, che ha attraversato i cieli di Chagall e le notti stellate di Van Gogh, e che torna ora alla luce mediterranea con una voce nuova.
In esso convivono memoria e futuro, radice e viaggio.
Questo colore costruisce il campo d’esistenza dell’opera: un’atmosfera che non circonda, ma sostiene.
La sua funzione è ontologica: definisce la possibilità stessa della visione, il respiro attraverso cui tutto accade.
Nel blu si concentra la tensione tra il locale e l’universale, tra la tradizione della luce e l’invenzione di un linguaggio cosmico.


Conclusione: La Necessità del Volo

Il Cavallo Alato e la Corazza del Vento incarnano l’idea di un volo che nasce da un’urgenza interiore.
Ogni linea, ogni vibrazione racconta il bisogno dell’anima di elevarsi per conoscersi.
Il volo diventa la condizione naturale della pittura di Cretì: una manifestazione di libertà che unisce pensiero e materia, sogno e gesto.
L’opera dimostra che l’arte più autentica reinventa la vita, la espande, la rinnova.
Attraverso questa corsa luminosa, Cretì trasforma con grazia la tela in una finestra aperta sull’infinito possibile.
E chi osserva, seguendo quella traiettoria di luce, scopre in sé il desiderio di spiegare le ali e galoppare verso l’orizzonte, custodito da una corazza di entusiasmo e di cielo.

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